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Duet: Come dolci signor come soavi

Composer: Monteverdi Claudio

Opera: L'incoronazione di Poppea

Role: Poppea (Soprano)

Role: Nerone (Soprano/Countertenor)

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Vocal score

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SCENA X

Poppea, Nerone, Ottone in disparte.
Poppea con Nerone discorrono de' contenti passati,
restando Nerone preda delle bellezze di Poppea,
promettendoli volerla crear imperatrice,
e da Poppea venendo messo in disgrazia di lui Seneca,
Nerone adirato gli decreta la morte,
Poppea fa voto ad Amore
per l'esaltazione delle sue grandezze,
e da Ottone, che se ne sta in disparte,
viene inteso e osservato il tutto.
Questo passaggio, si riferisce al testo finale
di Poppea non musicato.

POPPEA
Come dolci, signor, come soavi
Riuscirono a te la notte andata
Di questa bocca i baci ?

NERONE
Più cari i più mordaci.

POPPEA
Di questo seno i pomi ?

NERONE
Mertan le mamme tue più dolci nomi.

POPPEA
Di queste braccia gli stretti amplessi ?

NERONE
Idolo mio, deh in braccio ancor,
in braccio ancor t'avessi !

POPPEA
Dimmi, Signor, e come t' arrivano al' core
Tante mie tenerezze innamorate ?

NERONE
Gioconde, o lascive, o delicate.

POPPEA
Tanti sospiri miei ?

NERONE
Consolarli, o diletta, ogn' hor vorrei.

POPPEA
I fervori dell' anima infiammata,
Transhumanata in estasi amorosa ?

NERONE
O graditi, mia luce, o dilettosi.

POPPEA
Languida ancora io sono,
E' l mio spirto morto.
Dentro alle tue dolcezze,
Resuscitato per morire ancora
Il mio caro Neron stringe, et adora.
Poppea respiro appena;
Miro le labbra tue,
E mirando recupero con gl'occhi
Quello spirto infiammato,
Che nel bacciarti, o cara, in te diffusi.
Non è più in cielo il mio destino,
Ma sta dei labbri tuoi nel bel rubino.

POPPEA
Signor, le tue parole son sì dolci,
Ch'io nell'anima mia
Le ridico a me stessa,
E l'interno ridirle necessita al deliquio il cor amante.
Come parole le odo,
Come baci io le godo;
Son de' tuoi cari detti
I sensi sì soavi e sì vivaci,
Che, non contenti di blandir l'udito,
Mi passano al stampar sul cor i baci.

NERONE
Quell'eccelso diadema ond'io sovrasto
Degl'uomini, e de regni alla fortuna,
Teco divider voglio,
E allor sarò felice
Quando il titol avrai d'imperatrice;
Ma che dico, o Poppea!
Troppo picciola è Roma ai merti tuoi,
Troppo angusta è l'Italia alle tue lodi,
E al tuo bel viso è basso paragone
L'esser detta consorte di Nerone;
E han questo svantaggio i tuoi begl'occhi,
Che, trascendendo i naturali esempi,
E per modestia non tentando i cieli,
Non ricevon tributo d'altro onore,
Che di silenzio e di stupore.

POPPEA
A speranze sublimi il cor innalzo
Perché tu lo comandi,
E la modestia mia riceve forza;
Ma troppo s'attraversa e impedisce
Delle regie promesse il fin sovrano.
Seneca, il tuo Maestro,
Quello stoico sagace,
Quel filosofo astuto,
Che sempre tenta persuader altrui
Ch'il tuo scettro dipende sol da lui...

NERONE
Che ? che ?

POPPEA
Ch'il tuo scettro dipende sol da lui...

NERONE
Quel decrepito pazzo...

POPPEA
Quel, quel!

NERONE
...ha tanto ardire ?

POPPEA
Ha tanto ardire.

NERONE
Olà, vada un di voi
A Seneca volando, e imponga a lui,
Ch'in questo giorno ei mora.
Vo' che da me l'arbitrio mio dipenda,
Non da concetti e da sofismi altrui;
Rinnegherei per poco
Le potenze dell'alma, s'io credessi
Che servilmente indegne
Si movessero mai col moto d'altre.
Poppea, sta di buon core,
Oggi vedrai ciò che sa far Amore.

POPPEA
Se mi conduci, Amor,
A Regia Maestra,
Al tuo tempio il mio cor,
Voto si apprenderà
Spirami tutto in sen
Fonte d' ogni mio ben,
Al Trono innalza me,
Amor, ogni mia speme io pongo in te.
Le meraviglie, Amor,
Son opre di tua man,
Trascende gli stupor
Il tuo poter sovran.
Consola i miei sospir,
Adempi i miei desir,
Al Trono innalza me,
Amor, ogni mia speme io pongo in te.