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Duet: Il commando tiranno

Composer: Monteverdi Claudio

Opera: L'incoronazione di Poppea

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SCENA II
Seneca, Liberto.
Seneca riceve da Liberto, Capitano della Guardia
di Nerone, l'annunzio di morte d'ordine di Nerone;
Seneca costante si prepara all'uscir di vita.

LIBERTO
Il comando tiranno
Esclude ogni ragione,
E tratta solo o violenza, o morte.
Io devo riferirlo, e non dimeno
Relator innocente
Mi par d'esser partecipe del male,
Ch'a riferire io vado.
Seneca, assai m'incresce di trovarti
Mentre pur ti ricerco.
Deh, non mi riguardar con occhio torvo
Se a te sarò d'infausto annunzio il corvo.

SENECA
Amico, è già gran tempo,
Ch'io porto il seno armato
Contro i colpi del Fato.
La notizia del secolo in cui vivo,
Forestiera non giunge alla mia mente;
Se m'arrechi la morte,
Non mi chieder perdono:
Rido, mentre mi porti un sì bel dono.

LIBERTO
Nerone...

SENECA
Non più, non più...

LIBERTO
... a te mi manda

SENECA
Non più, t'ho inteso, e ubbidisco or ora.

LIBERTO
E come intendi me pria ch'io m'esprima ?

SENECA
La forma del tuo dir e la persona
Ch'a me ti manda, son due contrassegni
Minacciosi e crudeli
Del mio fatal destino;
Già, già son indovino.
Nerone a me t'invia
A imponermi la morte,
Ed io sol tanto tempo
Frappongo ad ubbidirlo
Quanto bast'a formar ringraziamenti
Alla sua cortesia, che mentre vede
Dimenticato il Ciel de' casi miei,
Gli vuol far sovvenir ch'io vivo ancora,
Per liberar e l'aria e la natura
Dal pagar l'ingustissima angheria
De' fiati e i giorni alla vecchia mia.
Ma di mia vita il fine
Non sazierà Nerone;
L'alimento d'un vizio all'altro è fame,
Il varco ad un eccesso a mille è strada,
Ed è lassù prefisso,
Che cento abissi chiami un sol abisso

LIBERTO
Signor, indovinasti;
Mori, e mori felice,
Che come vanno i giorni
All'impronto del sole
A marcarsi di luce,
Così alle tue scritture
Verran per prender luce i scritti altrui.
I nostri imperatori
Diventan dopo morte eterni numi,
E trionfante Roma,
Quando un prencipe perde, acquista un dio.
Ma tu morendo, o Seneca felice,
Avrai la deitade.
Non l'avrà mai Nerone,
Che non s' ammette in Ciel, nume fellone.
Mori, mori felice.

SENECA
Vanne, vattene omai,
E se parli a Nerone avanti sera,
Ch'io son morto, e sepolto gli dirai.