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Duet: Or che Seneca e morto 1

Composer: Monteverdi Claudio

Opera: L'incoronazione di Poppea

Role: Nerone (Soprano/Countertenor)

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Vocal score

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SCENA V
Nerone, Lucano.
Nerone intesa la morte di Seneca,
canta amorosamente con Lucano
poeta suo famigliare deliriando nell'amor di Poppea.

NERONE
Or che Seneca è morto,
Cantiam, cantiam Lucano,
Amorose canzoni
In lode d'un bel viso,
Che di sua mano Amor nel cor, m'ha inciso.

LUCANO
Cantiam, Signore, cantiamo,

NERONE e LUCANO
Di quel viso ridente,
Che spira glorie, ed influisce amori; cantiam
Di quel viso beato,

LUCANO
In cui l'idea d'Amor se stessa pose,

NERONE e LUCANO
E seppe su le nevi
Con nova meraviglia,
Animar, incantar la granatiglia.
Cantiam, di quella bocca
A cui l'India e l'Arabia
Le perle consacrò, donò gli odori.

LUCANO
Bocca, che se ragiona o ride,
Con invisibil arme punge, e all'alma
Donna felicità mentre l'uccide.
Bocca, che se mi porge
Lasciveggiando il tenero rubino
M'inebria il cor di nettare divino.

NERONE
Bocca, ahi, destino !

LUCANO
Tu vai, signor, tu vai
Nell'estasi d'amor deliciando,
E ti piovon dagl'occhi
Stille di tenerezza,
Lacrime di dolcezza.

NERONE
Idolo mio,
Celebrarti io vorrei,
Ma son minute fiaccole, e cadenti,
Dirimpetto al tuo sole i detti miei.

RITORNELLO
Son rubin preziosi
I tuoi labri amorosi,
Il mio core costante
È di saldo diamante,
Così le tue bellezze, ed il mio core
Di care gemme ha fabbricato Amore.

RITORNELLO

LUCANO
O felice Poppea
Signor nelle tue lodi.
O felice Nerone
In grembo di Poppea.

LUCANO e NERONE
Di Neron, di Poppea
cantiamo i vanti.

NERONE
Apra le cataratte il ciel d'amore.

LUCANO
E diluvi, ed inondi a tutte l'ore

NERONE e LUCANO
Felicità sovra gli amati amanti.

RITORNELLO

NERONE
Son rose senza spine
Le guance tue divine,
Gigli, e ligustri eccede
Il candor di mia fede,
Cosi tra' l tuo bel viso, ed il mio core
La primavera sua divide Amore.
Ond'io lieto men vivo or tra gli amanti.

TIGELLINO
O felice Poppea
Signor nelle tue lodi.

PETRONIO
O felice Nerone
In grembo di Poppea.

TIGELLINO e PETRONIO
Di Neron, di Poppea
cantiamo i vanti.

LUCANO
Apra le cataratte il ciel d'amore.

PETRONIO e TIGELLINO
E diluvi, ed inondi a tutte l'ore

TUTTI
Felicità sovra gli amati amanti.

RITORNELLO

NERONE
Son rose senza spine
Le tue guancie divine,
Gigli, e ligustri eccede
Il candor di mia fede,
Cosi tra' l tuo bel viso, ed il mio core
La primavera sua divide Amore.


SCENA VII
Nerone, Poppea.

NERONE
Ò come, ò come a tempo,
Bella adorata mia, mi sopragiungi.
Io stavo contemplando
Col pensier il tuo volto,
Hor con occhi idolatri io lo vagheggio;
Occhi cari, Occhi dolci,
Al cui negro amoroso
Cede la luce del più caro dì,
Da voi lo strale uscì,
Che mi piagò soavemente il core,
Per voi vive Nerone, e per voi more.

POPPEA
Et io non trovo giorno,
Dove tu non risplendi,
E non vuole il cor mio,
Ch' alcun aria da me sia respirata,
Se non è dal tuo viso illuminata,
Viso che circondato
Di maestà amorosa,
Passando per quest' occhi al cor m' entrò,
Ond' io per sempre havrò,
Del tuo divin sembiante, ò mio Signore,
Un ritratto negl' occhi, et un nel core.

NERONE
Deh perche non son' io
Sottile, e respirabile elemento,
Per entrar mia diletta
In quella bocca amata,
Che passerei per uscio di rubino
A' baciar di nascosto un cor divino.

POPPEA
Deh perche non son' io
L' ombra del tuo bel corpo, ò mio Signore,
Per assisterti sempre
In compagnia d' amore,
Deh faccia il Ciel, per consolar mio duolo
Di te, di me, Signor, un corpo solo.

NERONE e POPPEA
Partiam partiamo,
Ben tosto si unirà.
Nè più si scioglierà la destra, e' l core;
Tu di là,
Io di quà.
Ahi che di pianto hormai le luci hò piene,
Ma ben presto verran l' hore serene.


SCENA VI (1a versione)
Ottavia sola.

OTTAVIA
Eccomi quasi priva
Dell' Impero e'l consorte,
Ma, lassa me, non priva
Del ripudio, e di morte.
Martiri, o m' uccidete,
O speranze alla fin non m'affliggete.
Neron, Nerone mio
Chi mi ti toglie, oh dio,
Come, come ti perdo, ohimè,
Cade l'affetto tuo, mancò la fé.
Poppea crudel,
Poppea, cruda Poppea,
Se lo stato mi togli,
Se de' miei regni, e d'ogni ben mi spogli
Non me ne curo, no, no, prendil'in pace,
Ch'io cedendoli a te, credi, che sono
Fuor d'ogni strazio rio, priva di lutto,
Nulla pretendo, e ti concedo il tutto.
Ma non mi negar, no,
Il mio sposo gradito,
Rendimi, rendimi il mio marito.
Lasciami questo sol, soffri a ragione,
Se mi togli l'imper, dammi Nerone.
Speranze, e che chiedete,
Se disperata son, no, non m'affliggete.
Disumanato cor, barbaro seno;
Neron, Poppea tiranni,
Cagioni de' miei danni,
Farò che'l ferro giunghi
A recider lo stame
D'un affetto impudico, un petto infame,
Così, così fia, che riposi, e non deliri,
Che vendicata offesa
A chi d'oprarla o di trattarla è vaga,
Disacerba la piaga,
Mitiga il duol, e fuor d'ingiuria ascosa,
Rende la cicatrice piu gloriosa:
Ma, ma che parlo ? che parlo ? che tento ?
Uccidemi tormento;
Laceratemi o pene;
Straziatemi martiri;
Soffocatemi voi, caldi sospiri.
Memorie, memorie, e che volete ?
O lasciate i pensieri o m'uccidete.